Dimostrato il legame tra il microbioma intestinale e lo sviluppo dell’Alzheimer

Un recentissimo studio (appena pubblicato sulle pagine della rivista Journal of Alzheimer’s Disease) ha dimostrato il legame tra il microbioma intestinale e lo sviluppo dell’Alzheimer. La conferma di questo legame tra lo squilibrio del microbioma intestinale e lo sviluppo della malattia di Alzheimer apre la strada a nuovi percorsi di cura delle malattie neuro-degenerative, basato sulla modulazione del microbioma.

La malattia di Alzheimer: caratteristiche e sintomi

La malattia di Alzheimer, patologia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo, è attualmente la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei Paesi sviluppati. Questa malattia è caratterizzata da un processo degenerativo progressivo che porta alla rovina e distruzione delle cellule del cervello, causando un deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive.

La causa del danneggiamento delle cellule cerebrali caratteristico dell’Alzheimer sembrerebbe essere legata all’alterazione del metabolismo di una proteina precursore della beta-amiloide (amyloid-β, detta APP). Ad un certo punto in alcune persone, per ragioni ancora in parte sconosciute, inizia a venire metabolizzata in modo alterato. La beta-amiloide, sostanza neurotossica, si accumula lentamente nel cervello formando delle placche amiloidi, con conseguente morte neuronale progressiva.

Cos’è il microbioma intestinale: differenze tra microbioma e microbiota

Con il termine “microbiota” (con la lettera ”T”) si definisce la comunità microbica del tratto intestinale, costituita da batteri, lieviti, parassiti e virus. Tendenzialmente tutti questi esseri vivono in equilibrio tra loro e con l’essere umano ospite. Questa condizione ottimale di equilibrio viene definita “eubiosi”.

Il microbiota svolge una serie di funzioni essenziali per l’ospite: funzioni di tipo metabolico, quindi sintesi di sostanze utili all’organismo, di tipo enzimatico, di protezione e stimolo verso il sistema immunitario e di eliminazione di sostanze tossiche. Pertanto, il ruolo che svolge un microbiota in buon equilibrio, in eubiosi, è fondamentale per la salute generale dell’organismo. In coloro che assumono farmaci in modo cronico, il microbiota è fortemente alterato. Si parla in questo casi di “disbiosi” intestinale.

Con il termine “microbioma” (con la lettera “M”) si indica la totalità del patrimonio genetico del microbiota, ovvero i geni che questi batteri, lieviti e virus intestinali sono in grado di esprimere.

Il legame tra microbioma intestinale e malattia di Alzheimer

Dallo studio è emerso che le proteine prodotte da alcuni batteri intestinali, identificate nel sangue dei pazienti, modificano l’interazione tra il sistema immunitario e il sistema nervoso, così da innescare la malattia di Alzheimer. In particolare è stato scoperta l’associazione tra il fenomeno infiammatorio rilevato nel sangue, causato dall’alterazione di alcuni batteri intestinali, e la malattia di Alzheimer. Pertanto l’infiammazione nel sangue sarebbe un mediatore, la connessione, tra il microbioma e il cervello.

Il tratto gastro-intestinale e il cervello formano un collegamento chiamato “asse cervello-intestino-microbiota”. I prodotti batterici possono attivare i processi che svolgono un ruolo importante nella patogenesi delle malattie neurodegenerative, in particolare la malattia di Alzheimer.

Nel tratto gastrointestinale, la disbiosi delle comunità microbiche porta ad una crescita eccessiva di batteri patogeni e una diminuzione della capacità di difesa della barriera intestinale. Si genera così una condizione infiammatoria, con conseguente circolazione di molecole proinfiammatorie in tutto il flusso sanguigno. Le citochine proinfiammatorie sono quindi responsabili della neuroinfiammazione che raggiunge il cervello, in particolare le cellule immunitarie neuronali, portando all’innesco dei meccanismi di deposito della beta-amiloide, sostanza chiave nella malattia di Alzheimer.

Il Nervo Vago come collegamento cervello-intestino

Il nervo vago è una componente fondamentale dell’asse microbiota-intestino-cervello, in quanto collega fisicamente l’intestino al midollo spinale e al cervello. Il nervo vago ha il compito di mediare le sensazioni di sazietà, umore e stress tramite l’attività microbica intestinale e neurale. Pertanto, eventuali perturbazioni al nervo portano a disturbi gastro-intestinali (per es. la sindrome dell’intestino irritabile) e, viceversa, input alterati provenienti dal microbiota intestinale vengono trasferiti mediante il nervo vago al sistema nervoso centrale.

Già da tempo il nervo vago è un obiettivo fondamentale per il trattamento della malattia di Alzheimer. Studi clinici mirati alla stimolazione del nervo vago hanno dimostrato il miglioramento cognitivo dei pazienti.

Quando l’infiammazione non è più una difesa salutare

La neuroinfiammazione è un processo fisiologico e, nella maggior parte dei casi, salutare. È messa in atto dal nostro organismo per prevenire o riparare eventuali danni tissutali. Nel caso dei pazienti con malattia di Alzheimer, la neuroinfiammazione passa dall’essere neuroprotettiva ad essere neurotossica. Innesca i processi di deposito della beta-amiloide sul cervello che danneggiano i tessuti del sistema nervoso centrale e provocano la morte delle cellule neuronali.

Alla luce delle scoperte di questo studio rivoluzionario, appare evidente come la prevenzione della malattia di Alzheimer debba necessariamente passare attraverso la prevenzione e la cura dell’eubiosi intestinale.
Ci sono ancora numerosi studi da fare per avere risposte ancora più precise e, magari in seguito, trovare delle cure. Una cosa, però, è ormai certa: nutrire i batteri buoni dell’intestino e mantenere un buon equilibrio intestinale, così di come tutto l’organismo, può essere la soluzione per prevenire e limitare l’insorgenza della malattia di Alzheimer, così di come molte altre malattie neurodegenerative.